Solidali con le popolazioni colpite dal terremoto: Al Csa intifada un centro autogestito di raccolta per i terremotati

14089211_1781529102120025_8244005876605648443_nE’ il momento di attivare la macchina della solidarietà attiva dal basso:

LA COMUNITA’ IN RESISTENZA/CSAINTIFADA LANCIA un centro autogestito di raccolta di beni di prima necessità, da recapitare alle popolazioni colpite dal gravissimo sisma che ha devastato alcuni comuni del Lazio e delle Marche.
PORTARE TUTTO IN VIA XXV APRILE (AL CSAINTIFADA) EMPOLI LOCALITA’ PONTE A ELSA DA DOMANI POMERIGGIO DALLE 15,30 ALLE 19
TEL 0571931021 ANDREA 3480528745 EMAIL info@csaintifada.org pagina facebook https://www.facebook.com/comunitainresistenza.empoli/

I compagni e le compagne presenti nelle zone colpite consigliano di raccogliere soprattutto:

– Cibi a lunga conservazione
Alimenti senza glutine per celiaci
Alimenti a lunga conservazione in barattoli di vetro
Olio
Omogeneizzati per neonati
Tonno
Fagioli
Carne in scatola
Latte a lunga conservazione
Latte in polvere
Biscotti
Fette biscottate
Pasta
Caffè
Marmellata

– Prodotti per l’igiene personale:
Disinfettanti
Assorbenti
Pannolini
Carta igienica
Sapone
Tovaglioli
Shampoo
Bagno schiuma
Dentifrici
Spazzolini

– Altro:
Torce con relative batterie
Fornelli da campeggio

La solidarietà è un arma: usiamola!

IL DIRITTO ALLA TRASPARENZA

1marzo2Comunicato stampa di solidarietà con la compagna dei Cobas querelata dalla Multicons per l’intervento fatto durante la manfestazione del 1 Marzo scorso nella giornata dedicata ai Migranti contro i confini in Piazza della Vittoria a Empoli.

Il Presidente Mugnaini della ‪‎Multicons‬ cooperativa sotto indagine dalla Procura per accertare possibili irregolarità nel suo servizio di accoglienza pagato con soldi pubblici- querela un rappresentante dei Cobas, sindacato che insieme ad altre realtà associative del territorio sta chiedendo da mesi che si faccia chiarezza e trasparenza sull’operato di tale cooperativa. Di seguito il comunicato diffuso da Cobas Empoli Valdelsa, Comunità in Resistenza – Csa Intifada Empoli, Castello a Sinistra – Castelfiorentino, Fabbrica Comune per la Sinistra – Empoli

IL DIRITTO ALLA TRASPARENZA
Abbiamo seguito fin da subito l’accoglienza profughi nella nostra zona e non ci siamo mai peritati a denunciare e a chiedere chiarezza e trasparenza su quel che succedeva nei vari centri, in modo particolare in quelli gestiti dal consorzio Mc Multicons a Castelfiorentino e Empoli. Perché l’accoglienza non è un business nelle mani di pochi ma è regolamentata e serve per garantire condizioni dignitose ai richiedenti asilo. Più volte abbiamo richiesto accesso alla documentazione della gestione che, ricordiamo, viene effettuata con i soldi pubblici ma ci è sempre stato negato. Abbiamo chiesto che venisse istituita una commissione indipendente che potesse aver libero accesso alle strutture e potesse ascoltare le proteste dei profughi. Vari richiedenti asilo infatti hanno protestato per le pessime condizioni nelle quali sono costretti a vivere, perché non ricevono quanto previsto dalle convenzioni, per presunti maltrattamenti. Solo qualche amministrazione comunale, come Empoli, si è mossa in tal senso.

L’operato della Multicons è stato denunciato anche da Mario Giordano, nel suo libro “Profugopoli”, e da Gian Antonio Stella nel suo articolo uscito sul Corriere Sociale del 9.3 “Il business dell’accoglienza a spese nostre (e dei migranti)” .

Finalmente apprendiamo dai giornali che anche la Procura di Firenze se ne è accorta e sta conducendo indagini per verificare come siano stati impiegati i soldi pubblici, come siano trattati i richiedenti asilo e, a livello contrattuale, gli operatori della cooperativa.

E’ inutile che il Presidente Multicons, Stefano Mugnaini, continui a querelarci. L’ultima querela è stata recapitata ieri ad una rappresentante dei Cobas per aver espresso il suo pensiero sulla Multicons durante la giornata dei migranti, il 1.3.2016 in Piazza a Empoli. Non ci intimidisce, non abbiamo paura di denunciare.

Continuiamo a chiedere trasparenza, chiarezza, commissioni indipendenti formate da associazioni – sindacati – movimenti di base – consiglieri comunali che abbiano libero accesso alle strutture, a tutta la rendicontazione dell’accoglienza, a incontri con i richiedenti asilo per capire le varie prolematicità.
E lavoreremo per una gestione completamente pubblica dell’accoglienza.

Cobas Empoli Valdelsa
Comunità in Resistenza – Csa Intifada Empoli
Castello a Sinistra – Castelfiorentino
Fabbrica Comune per la Sinistra – Empoli

AL FIANCO DELL’HDP PER LA PACE E LA DEMOCRAZIA IN TURCHIA

HDP2HDP

 

 

 

 

 

 

Stamani la deputata La parlamentare curda Tuğba Hezer arrivata a Empoli, prima dell’incontro in comune con l’assessore Poggi
è stata accolta da una rappresentanza della Comunità in Resistenza /Csa Intifada con uno strscione “BENVENUTA! AL FIANCO DELL’HDP PER LA PACE E LA DEMOCRAZIA IN TURCHIA”.
l’incontro in comune è iniziato con un minuto di silenzio in ricordo delle vittime degli ultimi attacchi terroristici.
Durante la conferenza stampa la deputata Tuğba Hezer ha denunciato l’aggressione continua da parte dell’esercito turco nei confronti delle citta curde governate dall’HDP

(per la cronaca dell’incontro vedere il comunicato stampa del comune http://www.gonews.it/2016/07/05/la-parlamentare-curda-tugba-hezer-accolta-municipio-pericolo-reale-limitare-la-democrazia/)
dopo l’incontro in comune si è svolto un incontro tra la deputata e i rappresentanti dei cobas e del csa intifada dove la rappresentante dell’HDP ci ha illustrato in maniera piu esaustiva la situazione in turchia:
attualmente la Turchia si sta rapidamente allontanando dalla democrazia e dalla legalità a causa delle politiche sempre più autoritarie del Presidente Erdoğan e del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) – in particolare per quanto riguarda la questione curda, trascindando il Paese nella violenza politica, nella polarizzazione sociale e nell’instabilità socio-economica. L’HDP ha ripetuto più volte che l’unica via d’uscita da questa circostanze è riprendere il processo di pace con il movimento curdo e allargare la sfera delle politiche democratiche. Sfortunatamente la Turchia sta scivolando nella direzione opposta nonostante i negoziati in corso per l’accesso all’UE.

La già debole democrazia parlamentare della Turchia è sotto un nuovo attacco: il Presidente Erdoğan e il governo dell’AKP nel corso degli ultimi due anni hanno sottomesso il potere giudiziario all’esecutivo con diversi interventi governativi e legislativi. Adesso, il parlamento ha approvato una mozione che prevede la sospensione dell’Articolo 83 della Costituzione, il quale garantisce l’immunità parlamentare, per mezzo dell’aggiunta di una clausola provvisoria. In questo modo si estende la presa monopolistica del blocco Erdoğan-AKP sul corpo legislativo e si cerca di espellere così l’opposizione politica.

Questa mozione è un tentativo di golpe politico per distruggere completamente la separazione tra i poteri, subordinando quello legislativo a quello esecutivo e lasciando il primo alla mercé di quello giudiziario, estremamente politicizzato e fazioso. Si tratta di un passaggio assolutamente cruciale perché Erdoğan sostituisca la democrazia parlamentare della Turchia, già due volte dichiarata “finita de facto”, con un sistema presidenziale assolutista.

Quello che questa mozione cerca di distruggere è l’opposizione dell’HDP in Parlamento. Nonostante la soglia elettorale antidemocratica del 10%, arresti di massa e incarcerazioni di migliaia di dirigenti, iscritti e elettori del partito, centinaia di attacchi materiali alle sedi e la costante criminalizzazione e colpevolizzazione, il blocco Erdoğan-AKP non è riuscito ad impedire all’HDP di entrare in Parlamento nelle elezioni del 7 giugno e del 1 novembre 2015. Togliere l’immunità è l’ ultima mossa per escludere l’HDP dal Parlamento. Di fatto, nelle sue molte dichiarazioni pubbliche rispetto alla mozione, il Presidente Erdoğan ha isolato i/le deputati/e dell’HDP e li ha criminalizzati come “sostenitori del terrorismo” con accuse infondate.

Per quanto riguarda l’immunità parlamentare, l’HDP chiede che venga limitata costituzionalmente alle funzioni legate all’incarico di parlamentare. Limitare l’immunità parlamentare all’immunità legata all’ambito dello svolgimento della funzione di deputato garantirebbe un dibattito libero e democratico nel Parlamento e preverrebbe abusi dell’immunità parlamentare per la promozione di interessi illegali personali, famigliari o di piccoli gruppi.

La chiusura della rappresentanza parlamentare all’opposizione politica renderà i curdi e altri popoli marginalizzati della Turchia anche più vulnerabili a gravi forme di violenza di Stato e repressione. Per come stanno le cose, il controllo dell’esecutivo sul potere giudiziario ha incoraggiato il Presidente Erdoğan persino a chiedere di revocare la cittadinanza dei suoi avversari politici, dei deputati dell’HDP, dei sindaci curdi eletti, dei giornalisti, degli accademici per la pace e degli utenti dei social media.

L’HDP ha dichiarato che continuerà la sua lotta contro le politiche autoritarie che il blocco Erdoğan-AKP portano avanti per annichilire la vita democratica in Turchia. Viste le ingiustizie nei procedimenti giudiziari contro giornalisti, accademici, sindaci curdi eletti o i cittadini di accusati di aver “insultato il Presidente”, si teme che i tribunali, tenuti sotto il pesante controllo del Presidente Erdoğan, non daranno giustizia ai deputati HDP.

RISPETTO ALLA SITUAZIONE DEI CURDI CI HA DATO I SEGUENTI DATI

Si calcola che ad oggi i civili curdi uccisi in sei mesi a Cizre, Silopi, Gever, Sur, Nusaybin e Idil siano oltre 700. Almeno 150 sarebbero stati bruciati vivi all’interno degli scantinati dove cercavano di ripararsi dai bombardamenti.

Il 10 e l’11 marzo scorso il Partito democratico delle regioni (DBP) aveva diffuso i risultati dell’indagine svolta a Cizre. La maggior parte delle vittime sono bambini, donne e anziani trattati da Ankara come “nemici combattenti”. Molti di loro hanno avuto soltanto una sepoltura anonima mentre altri corpi (e parti di corpi smembrati) si trovavano ancora tra le macerie. Sconvolgente lo spettacolo di alcuni cadaveri che apparivano amputati, torturati, tagliati a metà.

A scopo intimidatorio, anche molti animali domestici erano stati uccisi e buttati in mezzo alle strade mentre sui muri i mercenari turchi scrivevano frasi ingiuriose, razziste e sessiste, contro la popolazione curda e contro le donne in particolare. Almeno l’80% del distretto risultava fortemente danneggiato dai bombardamenti operati dall’esercito turco che aveva fatto ampio uso di carri armati contro le abitazioni.

A Cizre la maggior parte dei quartieri hanno subito 80 giorni di coprifuoco, almeno 500 edifici risultano completamente distrutti e oltre 2000 gravemente colpiti. Danneggiate seriamente anche la rete idrica e le fognature. Una vera e propria rappresaglia per intimidire e punire collettivamente la popolazione. Quanto alle abitazioni rimaste in piedi, molte sono state occupate dai militari.

Tra le richieste immediate del DBP c’era «l’autorizzazione per i comitati nazionali e internazionali di visitare il distretto» e l’avvio di «politiche democratiche allo scopo di evitare che simili catastrofi si ripetano in futuro». Inoltre la Commissione guidata dal foro degli avvocati dovrebbe «perseguire legalmente e punire gli avvenimenti succedutesi nel distretto».

Gli osservatori del DBP concludevano dicendo di «voler sottolineare ancora una volta il dolore immenso, la ferocia e la sofferenza che sono stati vissuti a Cizre durante il coprifuoco durato 80 giorni». E gli effetti umilianti e dolorosi della feroce repressione sono ancora «ben visibili sui volti degli abitanti». Tuttavia, nonostante tutto quello che è successo, questi appaiono resistenti e fiduciosi. Non solo. Molti intervistati si dicono «pronti a tutto, affinché altre persone non debbano affrontare quello che ci troviamo di fronte».

Verso la metà di marzo, mentre la Commissione del DBP rilevava le nefandezze compiute dall’esercito turco contro la popolazione curda di Cizre, alla periferia di Shengal (monte di Sincar, una cittadina a 120 km da Mosul) riprendevano i combattimenti.

AL FIANCO DELL’HDP PER LA PACE E LA DEMOCRAZIA IN TURCHIA

COMUNITA IN RESISTENZA/CSA INTIFADA