COMUNICATO STAMPA – NOI STIAMO CON IL C.S.A. INTIFADA!

 32174_4702185829985_1912155289_nIntifada bene comune: Guai a chi ci tocca!

Da molto tempo a questa parte, ormai, si è diffusa, in molte delle piccole realtà cittadine come la nostra, sulla falsariga di un andamento generale dello sviluppo moderno dei contesti abitativi, una nuova quanto drammatica tendenza: sempre più facilmente possiamo renderci conto di quanto le amministrazioni locali, per negligenza o complicità, non riescano a muoversi concretamente per arginare l’affermazione sempre maggiore di quelle scelte politiche sconsiderate che preferiscono favorire, all’imponente problema dell’aggregazione giovanile e dell’esiziale mancanza di spazi di socialità, logiche ed interessi sicuramente più redditizi, in termini economici, ma indescrivibilmente devastanti sul piano della vita quotidiana e della partecipazione attiva, specialmente da parte delle nuove generazioni.
Ed anche la città di Empoli, nel corso di queste ultime amministrazioni in particolar modo, non è riuscita affatto, da questo punto di vista, a slegarsi dall’andamento generale, ma ha costretto queste nuove generazioni, peraltro già condannate dalle logiche affaristiche e mercantilistiche dell’ideologia neoliberista – e dalle politiche restrittive e massacranti di macelleria sociale dell’austerità europea – ad una vita di precarietà, sfruttamento e privazione dei diritti e della dignità di studenti, prima, e lavoratori poi, ad uno stato di confino intellettuale: in buona sostanza, i giovani che gravitano attorno alla città di Empoli, infatti, si vedono impossibilitati ad usufruire del benché minimo spazio di aggregazione e socialità, e, di fatto, viene loro impedita la possibilità di incontrarsi attivamente, avviare assieme nuovi percorsi – anche e soprattutto politici -, conservare la propria identità di generazione precaria, maturare la consapevolezza della natura politica del disagio che li opprime, sviluppare analisi ed organizzare una lotta di resistenza, al giorno d’oggi sempre più necessaria.
Tuttavia, esiste, in conflittualità con questo livello di colpevole disinteressamento, dimostrato da sempre dalle istituzioni cittadine, un errore di sistema, una soluzione di continuità, una boccata d’ossigeno nell’atmosfera rarefatta di una città sempre più distante ed apatica: il Centro Sociale Autogestito Intifada.
Il CSA di Ponte a Elsa, e l’intera comunità che esso racchiude, rappresentano, difatti, un’esperienza formidabile di controtendenza lunga cinque lustri, una supplenza – in quanto a servizi di utilità sociale da sempre riconosciuti e difficilmente, adesso, rinnegabili- alle mancanze politiche-culturali degli organi istituzionali, un’officina insostituibile di politica dal basso, auto-organizzazione, partecipazione, cultura e spettacolo contropotere.
In definitiva, il frutto immarcescibile dell’impegno costante di più generazioni di attivisti e militanti antagonisti, ed un fidato punto di riferimento per tutti coloro che, in fin dei conti, si sentono orgogliosi di appartenere alla Comunità in Resistenza, a partire da noi studenti, che avremmo avuto serie difficoltà ad autorganizzare la nostra lotta, se avessimo dovuto fare a meno dello spazio, della disponibilità e della collaborazione disinteressatamente riservataci.
Per questi motivi, riteniamo pretestuoso ed ingiustificabile il dibattito venutosi a creare in questi ultimi giorni, in cui si cerca biecamente di aizzare una volgare “guerra tra poveri”, avanzando un’impresentabile proposta indecente, come la richiesta di scegliere tra una comunità di attivisti politici, che da 25 anni costituiscono l’unica vera voce forte di dissenso in città, mettendo al servizio della cittadinanza, al tempo stesso, attività di sostegno sociale, dallo sportello per le consulenze legali agli sfrattati, al gruppo d’acquisto solidale, passando per le innumerevoli battaglie portate avanti nel tempo – come quella per l’acqua pubblica o per la riqualificazione del quartiere-dormitorio Ponte a Elsa, ed il diritto alla casa per i più poveri, di cui ultimamente in molti hanno voluto ergersi a paladini difensori, sebbene le politiche portate avanti negli anni dimostrino perfettamente il disinteresse dell’amministrazione comunale di centro-sinistra, che spesso ha minimizzato il crescente problema degli sfratti nel nostro territorio e non si è dimostrata minimamente all’altezza di gestire con efficienza l’edilizia residenziale pubblica già presente.
L’Intifada, per il servizio sociale che svolge, rappresenta un bene comune per tutta la cittadinanza, che non può essere certo sottovalutato od esautorato con una semplice variazione d’uso sul piano regolatore.
Pertanto, il movimento studentesco empolese rivolge al CSA Intifada collaborazione, sostegno e complicità al massimo delle forze, e testimonia ai compagni del Centro la solidarietà, già ricevuta, degli studenti di Lucca, Firenze e Pisa.
Chi tocca uno di noi, ci tocca tutti: quando questi se ne saranno resi conto, sarà troppo tardi, e non basterà più una decina di tenute antisommossa a barricare il municipio.

COLLETTIVO AUTONOMO STUDENTI EMPOLESI

 

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