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Diecimilanovecentocinquanta giorni cronaca di un’occupazione del secolo scorso. Ovvero come praticare la rivoluzione nella provincia toscana

Lanciato il crowdfunding per sostenere la realizzazione del documentario che racconterà i 30 anni del Centro Sociale Intifada attraverso la piattaforma italiana https://www.produzionidalbasso.com/ si potrà contribuire al sostegno economico del progetto, cliccando il seguente link si potrà fare una donazione e guardare il trailer del documentario.

https://www.produzionidalbasso.com/…/diecimilacinquecentoc…/

x condividere il progetto su pagine Facebook o pagine web basta incollare il seguente link http://sostieni.link/15543

Nel dicembre del 1988 in località Ponte a Elsa, nella periferia di Empoli paesone di 40mila abitanti un gruppo di ragazze e ragazzi occupano delle ex scuole elementari dando vita ad una delle esperienze più longeve in Italia il Centro Sociale Autogestito “Intifada”.

Dopo 29 anni il Csa Intifada è ancora uno spazio liberato dove si sviluppano progettualità, campagne di solidarietà ,concerti, laboratorio di Hip Hop e writers , gruppo di acquisto, sede sindacale dei Cobas insomma un luogo vivo dove la terza generazione cerca nuovamente un protagonismo sociale, che partiti della ex sinistra e pseudo movimenti pentastellati negano.

Facendo due calcoli nel 2018 festeggeremo i 30 anni per essere precisi Diecimilanovecentocinquantagiorni da quella occupazione!!,un traguardo importante per una realtà totalmente autogestita!!per questo abbiamo deciso di imbarcarci in un progetto collettivo di memoria audiovisiva (la produzione di un doc film) che cercherà attraverso video e interviste di raccontare, sia la piccola storia di un Centro sociale autogestito nella ridente provincia toscana, ma anche l’importanza sociale e culturale che i Centri Sociali Autogestiti Occupati italiani hanno rappresentato in questi ultimi decenni e rappresentano tutt’oggi in una società sempre più povera dal punto di vista politico/culturale. Cercheremo di costruire attraverso interviste immagini il percorso politico culturale delle compagne/i del centro che in tutti questi anni si sono intrecciati con migliaia di compagni di altri centri sociali dando vita a pagine importanti della vita politica di questo paese.

Dalle lotte ambientali territoriali a quelle contro le centrali nucleari, PEC del Brasimone Montalto di castro Caorso, le lotte studentesche della pantera…alla solidarietà con la Palestina fino ad arrivare alla Rojava passando per il Chiapas Zapatista, le contestazione ai potenti del mondo da Davos arrivando a Genova 2001……e poi ancora la lotta contro la precarietà… insomma racconteremo Diecimilanovecentocinquantagiorni sempre al fianco degli ultimi contro i potenti.

Comunità in Resistenza/Csa Intifada

Non voltarsi mai dall’altra parte!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Apprendiamo oggi da il quotidiano Il Tirreno che il costume con la scritta “Boia chi molla” è stato ritirato dalla collezione della ditta Swimxwin!!
una buona notizia per chi come noi fa da sempre della pratica antifascista e antirazzista uno stile di vita, chi in questi giorni ha obbiettato che chiedere lo stop della produzione e vendita di quell’orrendo costume era esagerato, sbagliava! non bisogna mai girarsi dall’altra parte quando si è testimoni di un’ingiustizia.

Perché nonostante il rappresentante della suddetta azienda affermi che per lui tra Che Guevara e i simboli fascisti non ci sia differenza è opportuno che vada a rileggersi questa sentenza:” Apologia del fascismo (Corte di Cassazione, sez. I Penale, sentenza 4 giugno – 25 settembre 2013, n. 39860)Il reato di cui all’art. 2, comma secondo, d.l. 26 aprile 1993 n. 122, conv. con modif. in legge 25 giugno 1993 n. 205, sussiste per il solo fatto che taluno acceda ai luoghi di svolgimento di manifestazioni agonistiche recando con sé emblemi o simboli di associazioni o gruppi razzisti e simili, nulla rilevando che a tali gruppi o associazioni egli non sia iscritto (Sez. 3, n. 9793 del 29/11/2006 – dep. 08/03/2007, Lucani, rv. 235820).”

Ora ci sembra opportuno che sia all’ingresso della piscina comunale e negli altri impianti sportivi del comune di Empoli si applichi un divieto di entrata a chi ostenta immagini fasciste! Bisogna costruire un argine contro la cultura razzista e fascista che dall’Europa dei populismi sta arrivando come un’onda nera in Italia e in piccolo anche a Empoli. Noi faremo sempre la nostra parte come militanti Antifascisti e antirazzisti affinché Empoli resti una cittadina immune da queste derive politiche culturali.

Mai indifferenti ANTIFASCISTI SEMPRE!

COMUNITA’ in RESISTENZA/CSA INTIFADA

Empoli 1 Maggio Corteo contro la precarietà e il razzismo. Si scrive appalto si legge lavoratori senza diritti!!

#Empoli Corteo del #1Maggio in piazza contro la precarietà
Contro ogni razzismo

Si scrive appalto si legge lavoratori senza diritti!!”

Anche quest’ anno i Cobas Empoli-valdelsa e la Comunità in Resistenza parteciperanno al corteo del primo maggio empolese nel segno della lotta alla precarietà, spesso all’ origine della grave deprivazione materiale dei 7 milioni e 209mila poveri in Italia. Siamo di fronte a intere generazioni che si vedranno negare il diritto alla pensione, a cui il lavoro festivo viene presentato come un dovere incontestabile e se sono stati aboliti i voucher siamo certi che sarà inventato qualche altro sistema di puro sfruttamento. Siamo contro quella precarietà conseguente ad un sistema come quello delle esternalizzazioni dei servizi che invece di migliorare ci sembra si stia progressivamente imbarbarendo nonostante le varie prese di posizione per cercare di governare il sistema degli appalti.

In Toscana la legge regionale risale al 2007, nel 2016 viene introdotta la clausola sociale per la tutela dei lavoratori nei cambi appalto. Nonostante questo vediamo bandi di gara come gli ultimi per il servizio di raccolta differenziata porta a porta dei rifiuti urbani e assimilati in comuni della zona del gennaio 2017 in cui la clausola sociale viene addirittura ribaltata. I capitolati di queste gare prevedono che l’ azienda subentrante assuma il personale addetto all’ appalto prima della gara solo se abbia necessità di ulteriore personale rispetto a quello in forza, soprattutto l’ appaltatore è tenuto all’ applicazione di un Contratto Collettivo Nazionale Lavoro pertinente all’ attività in oggetto. Cioè non viene esplicitato quale CCNL si deve applicare lasciando libero arbitrio tra i vari sottoscritti dalle organizzazioni sindacali più rappresentative.

Tutto questo in nome della libera concorrenza che tanto libera non è se si pensa che se il detentore del servizio applicava un contratto migliore avrà un preventivo di costo del lavoro maggiore in fase di gara, quindi sarà penalizzato, rispetto al nuovo arrivato che potrà applicare un CCNL peggiore. E’ paradossale, sappiamo che attualmente non è legittimo chiedere esplicitamente quale CCNL lavoro applicare in fase di gara, ma se le leggi le scrivono gli uomini cosa stanno aspettando a cambiarle? Altrimenti si dica chiaramente che il sistema degli appalti serve solo a risparmiare e che l’ effetto collaterale trascurabile è la legittimazione di nuova schiavitù.

Nel febbraio 2016 abbiamo partecipato come Cobas ad un incontro in Commissione Lavoro dell’ Unione dei Comuni presieduta da Luca Rovai, presente Paolo Regini (allora presidente Publiambiente, oggi presidente Alia), proponendo un nostro protocollo appalti.

A distanza di un anno, metà febbraio 2017 (ormai due mesi e mezzo fa), abbiamo partecipato ad una commissione presieduta dal sindaco di Empoli e presidente dell’ Unione dei Comuni Brenda Barnini che aveva l’ intento di produrre un protocollo appalti per tutta l’ Unione ma di cui non conosciamo al momento l’ esito. In quella occasione e ancora oggi ribadiamo il concetto per cui è giusta e necessaria la parità di salario fra tutti i lavoratori, siano essi dipendenti pubblici o di cooperative, che svolgono la stessa mansione. Così come siamo per la reinternalizzazione dei servizi e chiediamo che la prossima legge sulle “stabilizzazioni” comprenda anche i dipendenti delle cooperative e gli interinali che da più anni prestano servizio nello stesso luogo di lavoro. Solo così, oltre a tutelare i lavoratori che ogni giorno lavorano per la collettività, salvaguarderemo i servizi pubblici al cittadino e ne freneremo lo smantellamento.

Nello specifico dell’ Igiene Ambientale si deve applicare il CCNL specifico dell’ Igiene Ambientale senza se e senza ma, niente hanno a che fare CCNL come il Multiservizi con questo settore!
Appuntamento Lunedì 1 maggio ore 9.15 P.za Don Minzoni (davanti alla stazione ferroviaria) per finire in P.za Farinata degli Uberti (P.za dei Leoni), niente abbiamo a che fare con il comizio di CGIL-CISL-UIL. Al termine del corteo pranzo sociale al C.S.A. Intifada di Ponte a Elsa. 10 EURI per gli studenti e disoccupati 5 euri


Cobas Empoli-valdelsa aderente alla Confederazione Cobas del lavoro privato
Comunità in Resistenza/CSA Intifada